Privacy

Parlare di privacy oggigiorno è divenuta quasi un’utopia. I nostri dati sono sparsi ovunque, e senza neanche accorgercene siamo noi stessi a autorizzare questa diffusione. In ambito “internettiano”, spesse volte si credono inutili quelle centinaia di righe di leggi e autorizzazioni che ci propinano prima di confermare qualche registrazione. Velocemente si tralasciano tutte quelle parole, fino a scorrere al pulsante “acconsento”. Senza saperlo abbiamo dato il via alla diffusione dei nostri dati. Ignorando il peso di questa operazione, spesse volte ci si ritrova a chiedere come sia possibile che le nostre informazioni siano di dominio pubblico, o che la nostra casella di posta o mail sia tartassata da pubblicità che riguardano i nostri gusti. La risposta si evince da sola.

Un mezzo del genere, ormai diffuso come smog nell’aria, è il famoso Facebook, una comunità virtuale che ha catalogato la popolazione..anzi..che ha fatto catalogare senza il minimo sforzo la popolazione stessa in un gigantesco album di figurine, rendendo pubbliche le informazioni più svariate, che vanno dal semplice cognome e data di nascita al gusto musicale o sessuale.

Ingenuamente si pensa tra sé e sé che, non trattandosi di personaggi di rilievo della mondanità nazionale, la diffusione dei propri dati non possa giovare a nessuno, e che fare un semplice quiz sui gusti culinari sia un’operazione senza nessuno scopo di lucro. Non è così. Esistono tantissime società di sondaggi che pagano i propri utenti per esprimere le loro preferenze. Così facendo invece, questi siti, come quello sopracitato, ottengono un servizio a loro utilissimo non sborsando un centesimo, anzi, acquisendo sempre più popolarità e inevitabile guadagno.

 



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